
La nuova stretta sulla sicurezza entra in una fase operativa: il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha presentato una bozza di pacchetto che dovrebbe approdare in Consiglio dei Ministri entro fine gennaio 2026. L’impianto, secondo quanto ricostruito finora, si articola su due binari: da un lato un decreto-legge per rafforzare strumenti e organizzazione di Viminale e forze di polizia; dall’altro un disegno di legge più ampio che interviene su sicurezza pubblica, gestione dell’ordine, immigrazione e protezione internazionale.
Uno dei capitoli più delicati riguarda l’estensione delle cosiddette “zone rosse”: l’idea è di rendere più strutturale (e non solo “eccezionale”) la possibilità per i prefetti di individuare aree segnate da episodi ripetuti di illegalità, dove possa scattare il divieto di permanenza e l’allontanamento per soggetti già attenzionati dall’autorità giudiziaria per determinati reati.
Il punto si inserisce in un percorso già avviato negli ultimi mesi: una direttiva del Viminale (fine 2024, con aggiornamento a inizio 2025) aveva già sollecitato i prefetti a usare ordinanze per delimitare aree “sensibili” — stazioni, piazze, zone della movida — con l’obiettivo di ridurre microcriminalità e degrado percepito.
Sul fronte armi improprie, la bozza mette in evidenza anche norme definite “antimaranza” e il divieto di portare coltelli e oggetti atti ad offendere, con attenzione specifica alla vendita ai minori.
Il dossier attribuisce un ruolo centrale alla prevenzione della devianza: viene ampliato il catalogo di reati che consentirebbero l’ammonimento del questore anche per la fascia 12-14 anni (con riferimento, tra gli altri, a rissa, violenza privata e minacce, soprattutto se commesse con armi od oggetti vietati).
Per i minori sopra i 14 anni, la bozza prevede anche una leva “indiretta”, una sanzione amministrativa (200-1.000 euro) a carico di chi è tenuto alla sorveglianza del minore, salvo prova di non aver potuto impedire il fatto, impostazione che verrebbe estesa anche a casi collegati ad ammonimenti per atti persecutori o cyberbullismo.
Alcune anticipazioni di stampa parlano inoltre di misure più incisive su piazze e proteste. Tra i punti allo studio anche un trattenimento fino a 12 ore in circostanze specifiche (ad esempio in presenza di volto coperto/casco o altri elementi ritenuti di rischio), insieme a un impianto di irrigidimento complessivo su coltelli, zone rosse ed espulsioni.
Nel testo compare un passaggio destinato a far discutere: una sorta di “scudo” procedurale, con l’idea di evitare l’iscrizione automatica nel registro degli indagati per chi agisce nell’adempimento del dovere o nell’uso legittimo delle armi, precisando però che la norma sarebbe formulata in modo da valere non solo per chi porta una divisa, ma più in generale in presenza di cause di giustificazione. È un punto che spesso viene valutato con estrema cautela, perché tocca l’equilibrio tra tutela operativa degli agenti e garanzie di controllo giudiziario sugli abusi.
Un altro blocco riguarda immigrazione e asilo: la bozza parla di misure per limitare ulteriormente i ricongiungimenti familiari, rendere più efficaci alcune espulsioni e introdurre norme che incidono anche sulle ONG con ipotesi di interdizione temporanea delle acque territoriali per ragioni di sicurezza nazionale e, in casi estremi, trasferimenti verso Paesi terzi.
Qui entra in gioco il tema chiave del “Paese terzo sicuro”. La novità è collegata alla direttiva UE 2013/32 e al nuovo impianto europeo che diventerà pienamente applicabile nel 2026.
Il Regolamento (UE) 2024/1348 stabilisce una procedura comune per la protezione internazionale e abroga la direttiva 2013/32/UE, con passaggio di consegne previsto dal 12 giugno 2026.
Il concetto di “Paese terzo sicuro”, già presente nel quadro UE, richiede in linea generale garanzie sul trattamento della persona (non-refoulement, assenza di rischio di danno grave, possibilità effettiva di chiedere protezione).
La bozza dà spazio anche al lato “infrastrutturale” confermando finanziamenti per videosorveglianza legata ai Patti per la sicurezza urbana, la possibilità per i comuni di sostenere straordinari delle polizie locali e, soprattutto, un fondo da 50 milioni per il 2026 per rafforzare la sicurezza delle stazioni ferroviarie tramite accordi tra ministeri e Gruppo FS, con ipotesi di accesso a banche dati sul traffico passeggeri e merci per finalità di vigilanza. Compare inoltre una nuova aggravante per reati contro giornalisti e direttori di testata durante lo svolgimento delle loro funzioni o a causa di esse.
Il pacchetto di gennaio 2026 si muove dentro un confronto che, su sicurezza e ordine pubblico, è già acceso da tempo. Al Senato è infatti presente un disegno di legge governativo in materia di sicurezza pubblica e tutela del personale, di iniziativa attribuita al ministro dell’Interno (con altri dicasteri coinvolti), che risulta provenire da un testo già approvato alla Camera nella legislatura in corso. In parallelo, sul piano politico, il ministro ha rivendicato in più occasioni l’intenzione di proseguire con “ulteriori iniziative” sulla sicurezza, rivendicandone l’efficacia complessiva.
Da qui a fine mese il nodo sarà capire quali pezzi entreranno davvero nel decreto-legge (che ha effetti immediati) e quali resteranno nel disegno di legge (più lungo e modificabile). È probabile che il confronto si concentri su tre snodi: poteri prefettizi e zone rosse, misure su minori e responsabilità genitoriale, regole su asilo/Paesi terzi sicuri nel quadro del nuovo diritto europeo del 2026.
