Dopo più di venticinque anni di negoziati, l’Unione europea e il Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) hanno firmato a metà gennaio 2026 un accordo destinato a ridisegnare una parte importante degli scambi tra Europa e America Latina, creando una delle più grandi aree di libero scambio al mondo, nell’ordine di grandezza di circa 700 milioni di persone coinvolte.

L’intesa non è solo commerciale: accanto ai capitoli su dazi, servizi e regole di mercato, contiene impegni su diritti, Stato di diritto, cooperazione e un pacchetto “verde” con vincoli su ambiente e deforestazione, che l’UE considera decisivo per rendere politicamente accettabile un accordo rimasto a lungo bloccato.

In  un contesto in cui le catene di fornitura sono diventate più fragili, la competizione geopolitica su materie prime e mercati è cresciuta e Bruxelles prova a diversificare partner e sbocchi, anche per ridurre dipendenze esterne. Non a caso, la Commissione sottolinea che l’accordo può facilitare l’accesso a materie prime critiche e a beni legati alle transizioni verde e digitale, dentro un quadro di regole e standard condivisi.

Sul piano politico interno europeo, però, la partita resta delicata: le resistenze di parte del mondo agricolo e di alcuni governi non sono scomparse, e la ratifica promette di essere la vera prova di forza.

Il cuore dell’accordo è una riduzione progressiva di tariffe oggi molto alte in diversi Paesi Mercosur: fino al 35% sul vino, il 28% sui formaggi e il 35% sulle automobili, dazi che colpiscono direttamente la competitività dei prodotti europei e quindi anche italiani.

La Commissione europea, entrando più nel dettaglio sui benefici per le imprese, insiste sul fatto che l’abbattimento delle tariffe nel Mercosur può generare risparmi consistenti in dazi doganali e aprire opportunità soprattutto per settori dove l’Italia è forte tra cui meccanica, componentistica, chimico-farmaceutico, tecnologie e beni strumentali.

L’accordo non parla solo di agricoltura (che domina il dibattito pubblico), ma anche di manifattura e servizi, cioè della spina dorsale di buona parte dell’export italiano per cui si configura un vantaggio “difensivo” e uno “offensivo”.

Il vantaggio difensivo è la protezione delle Indicazioni Geografiche: l’intesa prevede il riconoscimento e la tutela di 57 IG italiane nei Paesi Mercosur (tra cui Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, Aceto Balsamico di Modena, Prosecco e Grappa), un tema cruciale nella lotta alle imitazioni e all’“Italian sounding”.

Il vantaggio offensivo è l’apertura del mercato. L’UE evidenzia come molti prodotti agroalimentari europei paghino oggi barriere elevate e come la rimozione dei dazi possa rafforzare la presenza dei produttori UE in mercati in crescita. Nel factsheet della Commissione si trovano esempi concreti di tariffe attuali e volumi di scambio, come vino fino al 35%, cioccolato al 20%, olio d’oliva al 10%.

Dall’altra parte, però, resta la paura di una concorrenza più dura sul mercato europeo, soprattutto su alcune filiere considerate sensibili. Per questo l’accordo introduce contingenti tariffari (quote) e clausole di salvaguardia al fine di permettere importazioni a dazio ridotto o nullo entro volumi limitati, mantenendo strumenti per intervenire se gli arrivi aumentano al punto da creare danni o anche solo il rischio di “serious injury” a settori europei.

Bruxelles indica anche la creazione di un fondo UE da 6,3 miliardi di euro come rete di sicurezza nel caso di impatti negativi sul settore agricolo.

Le contestazioni non riguardano solo prezzi e volumi, ma anche regole. L’argomento più ricorrente è la “reciprocità”: molti agricoltori europei temono di competere con produzioni che, in alcune fasi della filiera, possono operare con standard diversi (fitofarmaci, benessere animale, tracciabilità, controlli).

La Commissione ribatte che le regole UE su salute e sicurezza non sono negoziabili e qualsiasi prodotto che entra nel mercato europeo deve rispettare gli standard europei.

Sul fronte ambientale, Bruxelles collega inoltre l’accordo alle norme UE “deforestation-free”, sostenendo che, con l’entrata in vigore di queste regole, anche i prodotti importati nel quadro dell’intesa dovranno dimostrare di non contribuire alla deforestazione.

L’accordo può facilitare l’export di servizi (turismo, trasporti, servizi alle imprese, digitale) e semplificare procedure doganali e amministrative, con un impatto particolare sulle PMI, che rappresentano la stragrande maggioranza degli esportatori italiani. Questo è uno dei motivi per cui in prima battuta emergono benefici più netti per la manifattura e per l’ecosistema delle imprese esportatrici rispetto a quanto emerga nelle polemiche centrate solo sulle filiere agricole.

L’accordo, tuttavia, non entrerà in vigore nell’immediato. Il percorso istituzionale è complesso e, soprattutto, politicamente incerto. Da un lato, il Consiglio UE ha autorizzato la firma di due strumenti: un Accordo di Partenariato (più ampio) e un Accordo Interinale sul commercio (trade-only).

Dall’altro lato, la ratifica richiede passaggi cruciali: il Parlamento europeo deve dare il suo consenso e, a seconda della base giuridica e dell’architettura scelta (accordo “misto” o scissione in più strumenti), potrebbero entrare in gioco anche ratifiche nazionali.

In più a Strasburgo si profila anche un fronte “giuridico” che vede alcuni eurodeputati puntare a chiedere un vaglio della Corte di giustizia UE su specifiche clausole (come un meccanismo di riequilibrio), e un eventuale ricorso potrebbe sospendere l’intero processo di ratifica.

In sintesi, per l’Italia l’accordo UE–Mercosur è un classico “win-lose” potenziale da gestire con strumenti di politica economica e controlli efficaci.

Sul lato delle opportunità, pesa l’abbassamento di barriere che oggi penalizzano proprio i settori in cui il Made in Italy compete bene (macchinari, chimica-farmaceutico, tecnologie), oltre alla tutela delle IG e a un possibile rafforzamento dell’export di servizi e della partecipazione delle PMI.

Sul lato dei rischi, la pressione su alcune filiere agricole sensibili e il tema della reciprocità degli standard restano al centro: quote, salvaguardie, controlli e applicazione rigorosa delle regole su sicurezza e deforestazione saranno determinanti per capire se l’accordo diventerà un vantaggio netto o un compromesso problematico.

UE–Mercosur: intesa firmata, opportunità per l’Italia
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