
Dal 20 gennaio 2026 è operativo un nuovo bando gestito da Cassa Depositi e Prestiti (CDP) per aumentare l’offerta di studentati a canoni calmierati, dentro il perimetro del PNRR e in attuazione delle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199).
L’iniziativa si inserisce in un tema diventato centrale negli ultimi anni: il caro-affitti nelle città universitarie, la difficoltà di trovare stanze a prezzi sostenibili e, più in generale, la carenza storica di posti in residenze dedicate. Proprio per questo il PNRR, con la Riforma 1.7, fissa un obiettivo ambizioso: arrivare a 60.000 nuovi posti letto per studenti universitari fuori sede (target al 2026, con meccanismi e scadenze che negli ultimi mesi sono stati rimodulati).
Il modello PNRR su questa linea è in gran parte un incentivo legato alla messa a disposizione e alla gestione dei posti letto, con vincoli su tariffe e destinazione d’uso. Non è un classico contributo per “costruire da zero” un edificio, ma uno schema che premia chi rende disponibili posti letto conformi a determinati standard e condizioni.
Nel caso del bando CDP appena aperto, le notizie diffuse in queste ore spiegano che:
- la dotazione complessiva viene indicata da più fonti attorno a 600 milioni (alcune parlano di 599 milioni, FASI di 579 milioni; in ogni caso l’ordine di grandezza è quello).
- è previsto un contributo fino a circa 20.000 euro per posto letto;
- ogni proposta deve prevedere almeno 18 nuovi posti letto per residenza e gli immobili devono trovarsi in capoluoghi di provincia sede di ateneo o in aree limitrofe;
- le domande si presentano tramite servizio telematico dedicato dal 20 gennaio 2026 fino a esaurimento risorse e comunque non oltre il 29 giugno 2026;
- i posti letto dovranno risultare pronti e disponibili entro il 15 maggio 2027.
Il cuore del meccanismo è la condizionalità: in cambio del contributo, i gestori devono garantire prezzi sottomercato e una quota destinata a studenti con requisiti definiti attraverso il diritto allo studio.
Per il nuovo bando CDP, le condizioni riportate includono:
- tariffe almeno del 15% inferiori rispetto ai valori medi di mercato;
- almeno il 30% dei posti letto riservato a studenti fuori sede “capaci e meritevoli” con minori mezzi (con prezzi ulteriormente contenuti);
- vincolo di destinazione d’uso dell’immobile per 12 anni come alloggio/residenza universitaria.
Questi pilastri sono coerenti con l’impianto già definito dal MUR per l’avviso PNRR avviato nel 2024: anche lì troviamo il riferimento al -15% rispetto al mercato, alla quota minima del 30% collegata alle graduatorie degli enti per il diritto allo studio e al vincolo pluriennale di destinazione.
Il punto è che l’Italia sta cercando di centrare un target molto alto in un tempo stretto. Il bando MUR 2024 (DM 481/2024) mette sul piatto 1,2 miliardi per arrivare a 60mila posti letto entro le scadenze PNRR, con contributo unitario pari a 19.966,66 euro per posto letto e regole tecniche (dimensioni, quota camere singole, requisiti di prossimità, DNSH/CAM, ecc.).
Negli ultimi mesi, però, il tema della tempistica è diventato decisivo. Analisi e monitoraggi hanno evidenziato il rischio di non arrivare in tempo (ad esempio, nel 2025 veniva riportato che i posti approvati erano ancora una parte del totale atteso).
Qui entra in gioco la “seconda gamba” citata da più letture della manovra 2026: la Legge di Bilancio, in connessione con la revisione del PNRR, consente di affidare a CDP l’attuazione di una facility (Investimento 5 “Fondo per gli alloggi destinati agli studenti”), anche per dare una traiettoria operativa alle risorse e agli interventi che vanno oltre la finestra temporale più stretta del bando 2024.
Un altro aspetto interessante del bando CDP è l’architettura di controllo. CDP si avvarrà di Fintecna e della collaborazione con Agenzia del Demanio per le verifiche sugli immobili, mentre un Comitato di Investimento controllerà l’ammissibilità delle domande.
Questo tipo di governance risponde a un’esigenza tipica dei progetti PNRR: accelerare, ma con controlli chiari su requisiti, tempi e vincoli, perché i target europei sono “misurati” e la non conformità può avere conseguenze su rendicontazione e fondi.
