
Un’iniziativa dell’Unione europea per sostenere competitività, filiere strategiche e transizione industriale
Il 4 marzo 2026 la Commissione Europea ha presentato la proposta di regolamento nota come Industrial Accelerator Act (IAA), un provvedimento di ampio respiro che mira a rafforzare la capacità industriale dell’Unione Europea, accelerare la decarbonizzazione dei settori ad alta intensità energetica e ridurre le dipendenze strategiche dall’estero. L’atto rappresenta uno dei pilastri del Clean Industrial Deal e si inserisce nella più ampia agenda della Commissione von der Leyen per la competitività europea.
“Senza interventi decisi, l’UE rischia ulteriore de-industrializzazione proprio mentre i partner globali accelerano le proprie strategie industriali.” — Commissione Europea, bozza IAA
Contesto e origini
La proposta affonda le radici nella crisi strutturale che l’industria manifatturiera europea sta attraversando. Dal 2000 al 2024, la quota del valore aggiunto manifatturiero sul PIL dell’UE è scesa dal 17% al 14%. Nel solo biennio 2024–2025 sono stati annunciati oltre 100.000 tagli di posti di lavoro nel settore industriale, con particolare impatto su acciaio, cemento, alluminio e chimica.
L’IAA nasce come risposta a questa tendenza. Originariamente denominata Industrial Decarbonisation Accelerator Act, l’iniziativa ha cambiato nome su indicazione della Presidente von der Leyen nel suo discorso sullo Stato dell’Unione del 10 settembre 2025, per abbracciare una portata settoriale e tecnologica più ampia. La proposta era attesa per dicembre 2025 e ha subito diversi rinvii prima della pubblicazione definitiva.
L’atto si colloca nel solco del Rapporto Draghi sulla competitività, del Competitiveness Compass (gennaio 2025) e del Clean Industrial Deal (febbraio 2025), tutti documenti che chiedevano misure concrete per rafforzare la base industriale europea, creare mercati pilota per i prodotti a basse emissioni e ridurre le dipendenze strategiche.
I quattro pilastri dell’IAA
1. Accelerazione dei procedimenti autorizzativi
Uno dei colli di bottiglia storici per gli investimenti industriali in Europa è la lentezza e la frammentazione delle procedure di autorizzazione. L’IAA propone un sistema di sportello unico digitale a livello nazionale, con scadenze chiare e tassative:
- Punto di accesso unico per tutte le domande di autorizzazione di un progetto
- Limite massimo di 18 mesi per i progetti di decarbonizzazione industriale
- Obbligo per l’autorità competente di accusare ricevuta o richiedere integrazioni entro 45 giorni
- Seconda richiesta di informazioni entro 30 giorni dalla prima
- Interoperabilità tra autorità, riuso dei dati e trasparenza della procedura
I progetti di decarbonizzazione dei settori ad alta intensità energetica beneficiano delle procedure già semplificate previste dal Net Zero Industry Act (NZIA) e vengono esplicitamente riconosciuti come “progetti strategici” ai fini del futuro regolamento UE per la velocizzazione delle valutazioni ambientali (Environmental Omnibus).
2. Aree di accelerazione industriale
L’IAA introduce il concetto di “Industrial Manufacturing Acceleration Areas”, zone designate dagli Stati membri con l’obiettivo di concentrare le attività industriali strategiche dove infrastrutture, procedure autorizzative e condizioni di supporto sono ottimizzate.
Ogni Stato membro dovrà designare almeno un’area entro 12 mesi dall’entrata in vigore dell’atto. I criteri per la designazione includono: specializzazione industriale esistente o potenziale, disponibilità di energia e infrastrutture, accesso a materie prime critiche e potenziale di manodopera qualificata.
All’interno di ciascuna area, gli Stati membri dovranno adottare un “permesso di base aggregato” che copre le autorizzazioni comuni alle attività industriali pianificate nell’area, limitando la procedura specifica per ogni progetto alle sole autorizzazioni residuali. Questo modello riprende quello delle net zero acceleration valleys già previste dal NZIA.
3. Requisiti “Made in EU” e contenuto a basse emissioni
Il terzo pilastro è probabilmente il più dibattuto: l’introduzione di requisiti di origine europea e di contenuto a basse emissioni di carbonio negli appalti pubblici e nei regimi di sostegno pubblico. L’obiettivo è creare lead markets — mercati pilota — per i prodotti industriali europei a ridotto impatto climatico.
Le disposizioni si applicheranno alle procedure di gara avviate dal 1° gennaio 2029 in poi. Settori chiave interessati: acciaio, cemento, alluminio e, in prospettiva, il settore automotive.
La definizione di “Made in Europe” ha suscitato un vivace dibattito interno alla Commissione. La DG Trade aveva proposto di estendere il label a tutti i Paesi con cui l’UE ha accordi di libero scambio; Germania, Italia e Paesi nordici hanno espresso preoccupazioni per il rischio di scoraggiare investimenti esteri; la Francia ha sostenuto con forza l’approccio. Il compromesso finale — recependo la proposta tedesca “Made with Europe” — sposta l’enfasi sul rispetto degli impegni commerciali internazionali, consentendo flessibilità verso Paesi che mantengono reciprocità con l’UE.
4. Etichetta di carbonio bassa (Low-Carbon Label)
L’IAA istituisce una etichetta basse emissioni di carbonio, inizialmente applicata all’acciaio e successivamente estesa al cemento. Lo scopo è fornire alle imprese e ai consumatori informazioni comparabili sull’intensità carbonica dei prodotti, aiutando le aziende a ottenere un green premium per le proprie produzioni.
Il sistema si integra con il quadro del Regolamento sui prodotti da costruzione (Regulation (EU) 2024/3110) e con il sistema EU ETS, di cui è prevista la revisione nel corso del 2026.
Settori strategici interessati
L’IAA si applica prioritariamente ai settori ad alta intensità energetica, che rappresentano il 15–19% delle emissioni totali di gas serra nell’UE. I settori esplicitamente citati includono:
- Acciaio — priorità assoluta, con riferimento a tecnologie DRI (Direct Reduction Iron) e EAF (Electric Arc Furnace)
- Cemento
- Alluminio
- Chimica
- Carta e cellulosica
- Settore automotive (per la parte relativa ai veicoli a basse emissioni)
- Tecnologie net-zero (in coordinamento con il NZIA)
La portata settoriale potrà essere ampliata dalla Commissione attraverso atti delegati, garantendo flessibilità di adeguamento nel tempo.
Implicazioni per gli investimenti e le imprese
Secondo gli analisti, l’IAA avrà effetti significativi su un’ampia platea di operatori economici:
Per le industrie ad alta intensità energetica: acciaio, cemento e alluminio dovranno dimostrare il contenuto a basse emissioni per accedere agli appalti pubblici e ai regimi di sostegno. La compliance sarà verificata attraverso i framework del Regolamento sui prodotti da costruzione.
Per gli investitori infrastrutturali: l’IAA influenzerà le strategie di procurement, la selezione dei fornitori e le modalità con cui i progetti interagiscono con le aspettative di “local content” nell’ambito dei finanziamenti UE e nazionali, con potenziali implicazioni su costi, tempi e struttura contrattuale.
Per le operazioni di M&A: gli investimenti esteri superiori a 100 milioni di euro nei settori strategici potrebbero essere soggetti a requisiti più stringenti. Lo status di “progetto strategico” potrebbe influenzare il pricing e la struttura delle transazioni M&A nel settore infrastrutturale europeo.
Per le PMI: la digitalizzazione delle procedure e il riuso dei dati mirano esplicitamente a ridurre l’onere amministrativo per le piccole e medie imprese con risorse limitate.
Tempistiche e iter legislativo
La proposta — identificata come COM(2026)100 — è ora in fase di esame da parte del Parlamento Europeo e del Consiglio. Le principali scadenze previste nell’atto:
- Entrata in vigore: a seguito dell’iter di approvazione co-legislativa
- Disposizioni sui permessi: applicabili 1 anno dopo l’entrata in vigore
- Designazione delle aree di accelerazione: entro 12 mesi dall’entrata in vigore
- Designazione delle autorità di investimento: entro 1 mese dall’entrata in vigore
- Requisiti lead market per gli appalti: applicabili alle procedure avviate dal 1° gennaio 2029
- Prima valutazione: 3 anni dopo l’entrata in vigore
- Revisione con clausola esplicita: 5 anni dopo l’entrata in vigore
Nel 2026 sono attesi ulteriori provvedimenti collegati: la proposta per una Industry Decarbonisation Bank, un Circular Economy Act e le revisioni della Direttiva Appalti e del sistema EU ETS. L’IAA va dunque letto non come misura isolata, ma come primo tassello di un più ampio intervento di politica industriale.
Valutazioni e prospettive
L’IAA è accolto con favore dal mondo industriale europeo, che da anni denuncia il divario di competitività rispetto a USA, Cina e altri competitor globali che offrono procedure più snelle e incentivi più chiari. Le associazioni di categoria del settore manifatturiero sottolineano come la semplificazione autorizzativa sia condizione necessaria per sbloccare gli investimenti in tecnologie di decarbonizzazione — DRI, idrogeno verde, cattura e stoccaggio di CO₂ — che altrimenti rischierebbero di essere dirottati fuori dall’Europa.
Le organizzazioni ambientaliste come il WWF accolgono positivamente l’orientamento verso la decarbonizzazione industriale, ma chiedono che l’atto venga ancorato a stabilità regolatoria, promuova la circolarità dei materiali e investa in tecnologie verdi comprovate e scalabili.
Rimangono aperti nodi politici rilevanti: la definizione finale del perimetro “Made in EU / Made with Europe”, l’equilibrio tra protezione del mercato interno e rispetto degli accordi commerciali internazionali, e la capacità degli Stati membri di attuare concretamente le nuove procedure — soprattutto in quei Paesi dove la dotazione amministrativa è più limitata.
L’obiettivo ambizioso è che il manifatturiero torni a rappresentare almeno il 20% del valore aggiunto lordo dell’UE entro il 2030 — un traguardo che richiederà non solo norme, ma investimenti, infrastrutture e politiche attive del lavoro.
