Con il comunicato stampa n. 13 del 12 marzo 2026, il Ministero dell’Economia e delle Finanze annuncia la soppressione della clausola che limitava il beneficio ai soli beni prodotti in Europa o nei Paesi SEE. Le imprese attendevano da novembre 2025.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ha pubblicato oggi, 12 marzo 2026, il comunicato stampa n. 13 con cui conferma l’imminente emanazione di un provvedimento legislativo che sopprimerà la clausola «Made in UE» dell’iperammortamento 2026-2028. La norma, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025, art. 1 commi 427-436), aveva generato forti perplessità tra le imprese e le associazioni di categoria, rallentando di fatto il ricorso allo strumento fin dal suo avvio, fissato al 1° gennaio 2026.

La comunicazione arriva all’indomani del Consiglio dei Ministri del 10 marzo, che avrebbe dovuto approvare il decreto fiscale contenente la modifica, ma si è concluso senza esito. Il MEF ha scelto di anticipare l’annuncio con un comunicato-legge per rassicurare le imprese e sbloccare gli investimenti fermi da mesi.

Cos’è il nuovo iperammortamento

Introdotto dalla Legge di Bilancio 2026 in sostituzione dei precedenti crediti d’imposta Transizione 4.0 e 5.0, l’iperammortamento consente alle imprese di maggiorare il costo di acquisizione dei beni strumentali ai fini del calcolo delle quote di ammortamento deducibili. A differenza dei precedenti incentivi, agisce sulla riduzione dell’imponibile fiscale lungo il periodo di ammortamento del bene, per gli investimenti realizzati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.

Aliquote di maggiorazione per fascia di investimento:

Fascia di investimento

Maggiorazione

Fino a 2,5 milioni di euro

180%

Da 2,5 a 10 milioni di euro

100%

Da 10 a 20 milioni di euro

50%

Fonte: L. 199/2025, art. 1, commi 427-436

Il nodo della clausola Made in UE

La Legge di Bilancio 2026, nel testo definitivo, aveva introdotto un requisito di origine geografica: i beni strumentali dovevano essere prodotti in Europa o in Paesi aderenti allo Spazio Economico Europeo (SEE). Una condizione assente nelle bozze preliminari e inserita all’ultimo momento, che ha immediatamente sollevato un ampio fronte critico.

I principali problemi segnalati dalle imprese e dalle associazioni di categoria:

  • Settori costruzioni e movimento terra: macchinari prevalentemente di produzione extra-UE, di fatto esclusi dall’agevolazione.
  • Comparto fotovoltaico: la norma escludeva 25 dei 26 produttori di moduli iscritti al registro ENEA come Made in EU, creando un monopolio di fatto per un unico operatore a controllo statale.
  • Agricoltura, logistica e lavorazione inerti: impossibilità pratica di rispettare il vincolo per la struttura globale della filiera di fornitura.
  • Blocco degli investimenti protratto da novembre 2025, con effetti cumulativi all’incertezza già generata dall’esaurimento delle risorse Transizione 5.0.
Il comunicato del MEF del 12 marzo

Con il comunicato stampa n. 13 del 12 marzo 2026, il MEF conferma che un provvedimento di prossima emanazione disporrà la «soppressione della disposizione che limita il beneficio ai soli acquisti di beni prodotti in Europa o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo».

L’annuncio formale era atteso al Consiglio dei Ministri del 10 marzo, dove era prevista anche l’approvazione del decreto fiscale. Il rinvio è stato verosimilmente determinato dalle urgenze geopolitiche: lo scoppio del conflitto USA-Iran ha riportato il prezzo del greggio oltre i 100 dollari al barile, richiedendo interventi governativi prioritari sul fronte energetico e rendendo necessaria una revisione delle coperture finanziarie disponibili.

Il comunicato assume la funzione di un atto di indirizzo politico anticipatorio: privo di valore normativo immediato, ma sufficiente a orientare le decisioni delle imprese in attesa del decreto formale.

Cosa cambia con la soppressione del vincolo Made in UE

Ferme restando tutte le altre condizioni della L. 199/2025, le imprese potranno accedere all’iperammortamento anche acquistando beni strumentali prodotti fuori dall’Unione Europea e dallo Spazio Economico Europeo. Restano confermati: la maggiorazione fino al 180% del costo, la finestra 2026-2028, la procedura tramite piattaforma GSE e la tipologia di beni ammissibili (Allegati IV e V della Legge di Bilancio 2026).

Beni agevolabili e procedura GSE

L’iperammortamento è applicabile a:

  • Beni strumentali materiali e immateriali nuovi (Allegati IV e V, L. 199/2025), interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura: macchinari 4.0, robot, sistemi di controllo, impianti HVAC tecnologici, software avanzati.
  • Beni materiali nuovi per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili per autoconsumo, inclusi i sistemi di stoccaggio (moduli fotovoltaici ammessi solo se conformi al D.L. 181/2023).

L’accesso avviene tramite tre comunicazioni telematiche alla piattaforma GSE: (1) comunicazione preventiva; (2) comunicazione di conferma entro 60 giorni dall’esito GSE, allegando la prova del pagamento di un acconto pari ad almeno il 20% del costo del bene; (3) comunicazione di completamento entro il 15 novembre 2028. I termini operativi della piattaforma saranno definiti dal decreto attuativo MIMIT-MEF, ancora in attesa di pubblicazione.

Il quadro d’incertezza: iperammortamento e Transizione 5.0

Il ritardo dell’iperammortamento si intreccia con la vicenda di Transizione 5.0 2025, le cui risorse erano state dichiarate esaurite dal MIMIT a novembre 2025. Migliaia di imprese con investimenti in corso si trovano in una situazione di stallo: spese già sostenute, ma senza certezza sui rimborsi. Il rischio, segnalato da più fonti, è che le risorse appostate per entrambi gli strumenti possano essere parzialmente dirottate verso le emergenze aperte dal contesto geopolitico.

Il Vicepresidente di Confindustria per le Politiche industriali, Marco Nocivelli, ha ricordato: «Una lentezza ancora più grave vista la situazione internazionale. Già è difficile fare impresa in questo momento: non possiamo aggiungere l’incertezza per tutte quelle aziende che hanno fatto investimenti con 5.0 e non sanno se prenderanno i soldi.»

Indicazioni operative per le imprese

In attesa della formalizzazione normativa, AsNALI raccomanda di:

  • Monitorare l’iter del decreto fiscale e del successivo decreto attuativo MIMIT-MEF che aprirà la piattaforma GSE con i modelli di comunicazione ufficiali.
  • Non rinviare la pianificazione degli investimenti: i beni acquistati dal 1° gennaio 2026 potranno accedere all’agevolazione anche se extra-UE, una volta approvata la modifica.
  • Verificare l’inclusione dei beni negli Allegati IV o V della L. 199/2025 e la loro interconnessione al sistema aziendale di gestione della produzione.
  • Raccogliere e conservare la documentazione a supporto: fatture, contratti, perizie tecniche asseverate (obbligatorie per beni con costo unitario superiore a 300.000 euro), in vista delle comunicazioni al GSE.
  • Per gli investimenti in beni rinnovabili, verificare la conformità dei moduli fotovoltaici ai requisiti del D.L. 181/2023 convertito in L. 11/2024.
Il commento della Presidenza

“La cancellazione del vincolo territoriale è una vittoria del buon senso,” ha dichiarato il Presidente Alessandro Del Fiesco. “In un mercato globale, la competitività delle nostre fabbriche non può essere imbrigliata da barriere geografiche all’acquisto di tecnologia. Ora chiediamo al Governo rapidità: le imprese hanno bisogno del testo definitivo in Gazzetta Ufficiale e di modelli di comunicazione semplici per inviare le prenotazioni degli investimenti al MIMIT senza ulteriori aggravi burocratici.”

AsNALI invita tutti gli associati a consultare i nostri uffici territoriali per una valutazione preliminare dei piani di investimento alla luce di queste importanti novità.

Iperammortamento 2026: il MEF elimina il vincolo Made in UE
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