Mercoledi' 23 Gennaio 2019


STOP AL PAGAMENTO DEGLI STIPENDI IN CONTANTE


 

La legge di bilancio 2018 ha stabilito che dal 1° Luglio 2018 i datori di lavoro e i committenti non potranno più corrispondere la retribuzione per mezzo di denaro contante direttamente ai propri dipendenti, ma saranno ammessi esclusivamente forme di pagamenti tracciabili.

Tale decisione è stata dettata dall’esigenza di contrastare la prassi, spesso diffusa, che vede i dipendenti ricevere uno stipendio inferiore rispetto ai limiti fissati dalla contrattazione collettiva o a quanto riportato nella busta paga.

In particolare, le forme di pagamento che saranno consentite sono:

  • Bonifico;
  • Assegno bancario e/o circolare;
  • Strumenti di pagamento elettronici;
  • Pagamento in contanti direttamente allo sportello bancario o postale presso cui il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento.

Correlata a tale volontà del legislatore, la norma fissa inoltre il principio secondo il quale la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga, non costituisce in alcun caso prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione dovuta.

La norma fa altresì espresso  riferimento ai contratti ai quali il divieto è applicato, ovvero,  non possono essere pagati in contanti gli stipendi che si riferiscono a:

  • Rapporti di lavoro subordinato (di cui all’articolo 2094 C.C.);
  • Contratti di apprendistato;
  • Co.co.co;
  • Contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci (ai sensi della legge 3 aprile 2001, n. 142).

Mentre le disposizioni di tale normativa, non si applicano ai:

  • Rapporti di lavoro instaurati con la pubblica amministrazione;
  • Collaboratori familiari, Colf & Badanti , che lavorano almeno quattro ore giornaliere presso lo stesso datore di lavoro (che rientrano nell’ambito di applicazione dei contratti collettivi nazionali per gli addetti ai servizi familiari e domestici).

Al datore di lavoro o committente che viola l’obbligo previsto dalla normativa, sarà applicata una sanzione amministrativa pecuniaria, consistente nel pagamento di una somma che può variare dai 1.000 ai 5.000 euro.

 

 

                                                                                                                             Natalia Alifraco



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