Nonostante il finale d’anno leggermente migliore di quanto ipotizzato, i dati diffusi dall’Istat mostrano un calo del Pil dell’1,9% a febbraio su base mensile, con un calo tendenziale, cioè rispetto all’ultimo quarto dell’anno del 2019, del 6,6%. Per il mese di marzo, considerando la forte ripresa della pandemia e il rallentamento della campagna vaccinale, le previsioni sono addirittura di una ulteriore contrazione fino al 4,7%.

L’Italia tuttavia beneficia ancora in parte del forte rimbalzo registrato nel terzo trimestre, con il Pil in salita del 15,9%, che consente di contare per il 2021 su una crescita acquisita, cioè quella che segnerebbe se tutti e quattro i prossimi trimestri fossero pari a zero, del 2,3%.

Secondo l’Istat il repentino calo è da imputare sia alla domanda interna che a quella estera entrambe con segno negativo di 1 punto percentuale. Da un lato, infatti, è stato fortemente negativo l’apporto dei consumi privati, -1,6 punti, nullo quello degli investimenti e lievemente positivo, per 0,3 punti sia quello della spesa della PA, che quello delle scorte. Dall’altro, l’ampio contributo negativo è derivato da una crescita delle importazioni ben maggiore di quella delle esportazioni.

La speranza di iniziare ad intravedere la luce alla fine del tunnel, sembrava potesse concretizzarsi con l’inizio della campagna vaccinale e una parziale riduzione della circolazione del virus, ma in realtà nel giro di poche settimane, lo stop al vaccino AstraZeneca e la diffusione sul territorio delle varianti del coronavirus, con conseguente aumentato della contagiosità, hanno fatto ripiombare la situazione a livelli d’allarme.

La previsione, dunque, di una crescita del PIL attorno al 4% come ipotizzato per l’anno in corso, rischia di non trovare riscontro in quanto i dati di febbraio rilevano una flessione su base annua del 12,2% che segue la contrazione del 17,5% di gennaio.

A Marzo la ripresa economica resta un miraggio
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