Dopo 3 anni di negoziati, il Consiglio europeo ha approvato formalmente l’accordo raggiunto a giugno sulla riforma della Politica agricola comune (PAC) che entrerà in vigore, dopo un biennio di transizione, il 1° gennaio 2023.

Il voto segue di pochi giorni l’approvazione da parte dei Parlamento, dei Regolamenti sui Piani strategici nazionali della PAC, sui finanziamenti e sull’organizzazione comune dei mercati (OCM).

Il risultato è una riforma che rinnova profondamente l’impianto della Politica agricola comune, con un nuovo modello di gestione, l’obbligo di coerenza con gli obiettivi ambientali e climatici del Green Deal, una nuova condizionalità sociale e una maggiore ridistribuzione dei pagamenti diretti a favore dei piccoli agricoltori.

La modifica del modello di gestione della PAC, riconosce maggiore sussidiarietà agli Stati membri, semplifica il set di regole a livello europeo e guarda più al raggiungimento degli obiettivi che alla conformità a norme comuni. Attraverso i Piani strategici nazionali, i paesi UE sceglieranno infatti gli strumenti e le azioni per raggiungere i target concordati a livello dell’Unione, che la Commissione verificherà attraverso un rapporto di performance annuale da presentare a partire dal 2024. L’Esecutivo UE riesaminerà le prestazioni dei Piani strategici della PAC nel 2025 e nel 2027, valutando anche la necessità di eventuali interventi di modifica da parte degli Stati membri.

Per la prima volta la PAC includerà anche una condizionalità sociale, che richiederà ai beneficiari dei fondi europei per l’agricoltura, il pieno rispetto delle leggi sul lavoro.

Inoltre la Politica agricola comune adotterà una serie di strumenti per perseguire gli obiettivi ambientali e climatici dell’European Green Deal e delle strategie Farm to Fork e Biodiversità al 2030.

Gli ecoschemi sono la principale innovazione e funzionano come un meccanismo premiale e non penalizzante: gli agricoltori che assumeranno maggiori impegni ambientali potranno accedere infatti a contributi aggiuntivi nell’ambito dei pagamenti diretti del primo pilastro. Gli ecoschemi dovranno essere offerti obbligatoriamente dagli Stati membri, ma l’adesione sarà facoltativa per gli agricoltori.

Il budget da dedicare alla loro implementazione si attesta al 25% della dotazione, corrispondente in totale a 48 miliardi di euro.

Complessivamente, per il periodo 2021 – 2027, le risorse a disposizione ammontano a 386,6 miliardi di euro suddivise rispettivamente in:

  • 291,1 miliardi di euro per il Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA);
  • 95,5 miliardi di euro per il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR).

Gli Stati membri dovranno redistribuire obbligatoriamente almeno il 10% degli aiuti per il sostegno al reddito degli agricoltori alle imprese di piccole e medie dimensioni e descrivere nei rispettivi Piani strategici come intendono raggiungere l’obiettivo.

I 27 Stati membri dovranno poi destinare almeno il 3% del budget della PAC a misure in favore dei giovani agricoltori, in forma di sostegno al reddito, aiuti per il primo insediamento e sostegno agli investimenti.

L’accordo prevede inoltre l’istituzione di una nuova riserva agricola per finanziare l’attivazione di misure di mercato in tempi di crisi, con un budget annuale di almeno 450 milioni di euro a prezzi correnti.

I nuovi Regolamenti entreranno in vigore dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE e saranno applicabili dal 1° gennaio 2023. Gli Stati membri hanno tempo fino al 1° gennaio 2022 per presentare le loro bozze di Piani strategici nazionali alla Commissione, cui spetta la valutazione dei PSN. I Piani regoleranno la gestione dei fondi europei per l’agricoltura e lo sviluppo rurale fino al 2027.

Il Consiglio Europeo approva la riforma della PAC
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