
Un’Italia che arranca sulle competenze digitali – più di un cittadino su due non ha quelle di base – e un mercato del lavoro che continua a penalizzare i più fragili, a cominciare da giovani e donne. È in questo scenario che arriva il nuovo capitolo del Fondo per la Repubblica Digitale, che mette sul piatto 35 milioni di euro per colmare almeno in parte questo divario.
Il Fondo rappresenta una occasione importante per trasformare la formazione digitale in un diritto concreto, soprattutto per chi parte da condizioni di svantaggio. Se riuscirà a raggiungere davvero NEET e donne, non solo nei grandi centri ma anche nelle periferie e nei territori marginali, potrebbe segnare un passo avanti nella lunga marcia dell’Italia verso la cittadinanza digitale.
La strategia è chiara: investire sulla formazione digitale come strumento di inclusione e di emancipazione professionale. Non a caso i due bandi appena lanciati si chiamano Onlife+ e Futura+, e parlano direttamente ai due target più vulnerabili: i NEET, giovani che non studiano né lavorano, e le donne, che nonostante livelli di istruzione elevati restano spesso escluse dal mercato del lavoro.
Onlife+ mette a disposizione 20 milioni di euro per percorsi formativi rivolti ai NEET, ragazzi e ragazze tra i 15 e i 34 anni che rischiano di restare ai margini di un’economia sempre più digitalizzata.
Futura+, con i suoi 15 milioni di euro, è pensato invece per le donne dai 18 ai 67 anni, sia occupate che in cerca di un’occupazione. Qui l’obiettivo è doppio: potenziare le competenze digitali e, allo stesso tempo, sostenere una maggiore partecipazione femminile al lavoro, ancora oggi lontana dalla media europea.
Le candidature restano aperte fino al 18 dicembre 2025 e possono arrivare da enti pubblici, associazioni, organizzazioni del Terzo settore, ma anche in partenariato con soggetti privati.
I numeri spiegano molto: secondo il rapporto europeo 2030 Digital Decade, più del 54% degli italiani tra i 16 e i 74 anni non ha competenze digitali di base, contro una media UE del 44%. Siamo fanalino di coda nelle classifiche continentali, e il divario si allarga ulteriormente se si guardano le differenze territoriali tra Nord e Sud, città e aree interne.
Anche sul fronte dell’occupazione femminile l’Italia continua a mostrare un ritardo storico: a fronte di una maggioranza di laureate, il tasso di attività resta nettamente più basso rispetto agli uomini. È un paradosso che il Fondo prova ad affrontare, facendo leva sulla formazione digitale come chiave di ingresso (o reingresso) nel mercato del lavoro.
Gli esperti parlano di un intervento utile ma non sufficiente. La formazione digitale, da sola, non può cancellare i problemi strutturali che alimentano il fenomeno dei NEET o il basso tasso di occupazione femminile: mancano servizi di orientamento, incentivi alle imprese, infrastrutture digitali adeguate in alcune aree del Paese.
C’è poi il tema della sostenibilità: i progetti finanziati dovranno dimostrare di produrre risultati concreti – più competenze, più occupazione – ed essere replicabili su scala più ampia. È questo lo spirito dei bandi “+”, che premiano le iniziative già sperimentate e con impatto misurabile.
In Europa, programmi simili stanno prendendo piede: in Spagna sono stati attivati bootcamp digitali gratuiti per donne in settori STEM, in Germania corsi intensivi cofinanziati da imprese e Stato, in Francia incentivi fiscali per chi assume giovani formati attraverso piani pubblici. L’Italia con il Fondo Repubblica Digitale cerca di allinearsi a queste esperienze, pur con risorse più limitate.
