
Dopo venticinque anni di negoziati, l’Unione Europea e il Mercosur (Brasile, Argentina, Paraguay, Uruguay) hanno finalmente chiuso un’intesa politica di grande rilievo che promette di modificare il commercio agroalimentare su scala globale. Tuttavia, pur essendo presentata come un’opportunità, la nuova intesa suscita anche forti preoccupazioni da più parti: agricoltori, governi nazionali, gruppi ambientalisti, e la società civile segnalano rischi non trascurabili.
Secondo la Commissione Europea e vari studi associati:
- Svalutazione o eliminazione progressiva dei dazi su una vasta gamma di prodotti agroalimentari europei diretti verso i paesi del Mercosur, insieme a procedure doganali più snelle e maggiore certezza nei meccanismi di esportazione.
- Protezione per le specialità europee con indicazione geografica (IG), contro imitazioni o uso improprio dei nomi tutelati.
- Meccanismi di salvaguardia (“safeguards”) per evitare che importazioni crescenti danneggino settori locali sensibili come quello della carne bovina, pollame, zucchero.
- Impegno al mantenimento degli standard europei in materia di sanità, ambiente, benessere animale e uso dei pesticidi.
Non mancano però opposizioni, basate su questioni ambientali, sociali, economiche.
- Ambiente e deforestazione
Gruppi come Friends of the Earth avvertono che l’intesa rischia di aggravare la deforestazione, in particolare in regioni dell’Amazzonia, dove parte dell’allevamento bovino e della produzione agricola Mercosur sono legati a conversione di foreste.
La critica sostiene che impegni come “zero deforestazione dopo il 2030” non siano sufficientemente vincolanti, che manchino controlli efficaci, trasparenza, e che la sostenibilità passi in secondo piano rispetto alle logiche commerciali. - Concorrenza al ribasso per gli agricoltori europei
- In Francia, Spagna, Italia, Polonia etc., le organizzazioni agricole temono che prodotti importati a costi inferiori – con standard di produzione meno rigorosi o costi ambientali esterni – possano comprimere i prezzi interni.
- Si sottolinea che gli standard UE non verrebbero abbassati – almeno formalmente – ma che l’applicazione pratica potrebbe risultare debole, specialmente nella fase iniziale.
- Aspetti normativi, tempi e ratifica
L’accordo non è ancora operativo: servono ratifiche nazionali, voti in Parlamento Europeo, possibili modifiche. Alcuni governi nazionali chiedono garanzie supplementari, monitoraggi, meccanismi di intervento rapidi in caso di squilibri nei mercati. - Disparità tra paesi Mercosur
Alcuni osservatori evidenziano che la liberalizzazione potrebbe favorire grandi imprese agricole in Mercosur, mentre piccole aziende rurali rischiano di restare indietro, sia per capacità produttiva che per conformità agli standard richiesti dall’UE.
L’Italia si spende per un approccio che mixa ottimismo e prudenza:
- Il settore vinicolo accoglie favorevolmente l’accordo: maggiore accesso ai mercati Mercosur è visto come opportunità per espandere esportazioni (vino, mosto, specialità europee).
- Il governo italiano, tramite il Ministro dell’Agricoltura, pone condizioni: strumenti per compensare i danni potenziali, salvaguardie, controlli fitosanitari rafforzati.
- Le associazioni agricole esprimono invece preoccupazione: temono che l’accordo operi come una “doppia sfida” – da una parte input competitivi da Mercosur, dall’altra costi interni (trasporto, certificazioni, etc.) – penalizzando soprattutto le piccole imprese che non possono permettersi grandi scale o investimenti in certificazioni.
Le fonti tendono a concordare che l’accordo offre opportunità importanti: mercati nuovi, tariffe doganali ridotte per molti prodotti europei, potenziale aumento delle esportazioni di prodotti di qualità.
Ma queste opportunità sembrano fortemente condizionate da:
- quanto efficacemente saranno applicati gli standard ambientali e sanitari,
- quanto gli agricoltori europei saranno protetti dai picchi di importazioni crescenti,
- quanto il periodo di transizione e le quote previste saranno calibrate bene,
- quali compensazioni / sostegni verranno previsti per gli operatori più vulnerabili.
L’accordo EU-Mercosur si pone come un potenziale spartiacque per l’agroalimentare europeo: da un lato potrebbe rafforzare la competitività internazionale, stimolare esportazioni e diversificare i mercati; dall’altro, pone sfide concrete legate a sostenibilità, equità, protezione delle filiere locali.
Se dovessi scommettere, direi che il successo dipenderà molto dalla capacità dell’Unione e dei vari Stati membri (come l’Italia) di:
- fissare regole chiare e vincolanti,
- garantire controlli efficaci e trasparenza,
- proteggere i piccoli produttori,
- predisporre adeguati meccanismi di compensazione.
