Nel 2026 si rafforza in Italia il quadro di incentivi fiscali per chi investe in startup e PMI innovative, con una novità significativa che amplia la platea dei beneficiari. Con la risposta a interpello n. 29 del 10 febbraio 2026 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che anche i contribuenti che adottano il regime forfettario possono usufruire del credito d’imposta previsto per gli investimenti in startup e PMI innovative. Un chiarimento che si inserisce nel più ampio contesto delle agevolazioni fiscali pensate per sostenere l’ecosistema dell’innovazione in Italia e rendere più accessibile la partecipazione privata ai progetti ad alto contenuto tecnologico e creativo.

Il regime fiscale agevolato dei forfettari, noto per la sua semplicità e per l’applicazione di un’imposta sostitutiva sul reddito, finora lasciava dubbi interpretativi su come poter usufruire di alcuni incentivi “tradizionali”, in particolare quelli collegati agli investimenti in imprese innovative. Normalmente, per le detrazioni IRPEF – come quella prevista dall’articolo 29-bis del decreto-legge 179/2012 – per investimenti in startup innovative e PMI innovative, si riduce l’imposta lorda dovuta. Tuttavia, i forfettari non sono soggetti all’IRPEF ordinaria ma a un’imposta sostitutiva, e quindi non avevano uno “spazio fiscale” in cui assorbire tali detrazioni.

La legge 162/2024 ha introdotto un meccanismo che consente di trasformare in credito d’imposta l’eccedenza di detrazione non utilizzata nei casi di incapienza dell’imposta lorda dovuta. In sostanza, quando la detrazione spettante è superiore all’imposta dovuta, la parte eccedente può essere convertita in un credito d’imposta utilizzabile in compensazione, anche con il modello F24. L’Agenzia delle Entrate ha ora confermato che questa norma non pone limiti soggettivi legati al regime fiscale: ne possono quindi beneficiare anche i contribuenti in regime forfettario, trasformando l’eccedenza della detrazione in credito d’imposta da usare in compensazione o per coprire l’imposta sostitutiva.

Questo chiarimento assume particolare rilevanza considerando l’insieme di agevolazioni già in vigore per gli investimenti nell’ecosistema innovativo italiano. Oltre al meccanismo di trasformazione in credito d’imposta per incapienza, la normativa italiana prevede da tempo incentivi alla partecipazione privata in startup e PMI innovative, con detrazioni fiscali fino al 50 % o, in alcuni casi, maggiorate fino al 65 % per investimenti in imprese appena costituite. Queste misure, realizzate nell’ambito delle leggi di promozione delle startup e delle PMI innovative, mirano a stimolare capitali e competenze nel mercato dell’innovazione, rendendo più attrattivo il finanziamento dei giovani progetti imprenditoriali.

Il credito d’imposta non è quindi un rimborso immediato in contanti, ma un vantaggio fiscale che riduce l’ammontare delle imposte da versare. Si tratta di una tecnica di finanza agevolata ampiamente utilizzata nel sistema tributario italiano per sostenere investimenti ritenuti strategici per lo sviluppo economico e l’innovazione.

Per un forfettario, questo significa che un investimento qualificabile nella startup o PMI innovativa non viene semplicemente perduto ai fini fiscali. Al contrario, se la detrazione maturata non può essere utilizzata per mancanza di imposta lorda IRPEF, può confluire in un credito d’imposta utilizzabile per compensare imposte dovute in futuro, o addirittura per ridurre l’imposta sostitutiva del regime forfettario stesso.

In prospettiva, l’ampliamento dell’accesso al credito d’imposta ai contribuenti forfettari potrebbe favorire una maggiore partecipazione di professionisti, imprenditori individuali e piccoli operatori alla crescita delle startup innovative italiane. Tale apertura si inserisce in un contesto più ampio di riforme e incentivi volti a rafforzare l’ecosistema dell’innovazione, con l’obiettivo di attrarre capitali privati, ridurre i rischi d’investimento e sostenere la nascita e la crescita di imprese ad alto contenuto tecnologico.

Credito d’imposta per startup innovative: cosa cambia per i forfettari nel 2026

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