Prevenire lo sfruttamento lavorativo tramite l’analisi dei costi di produzione.

È questo il focus dell’incontro “Qualità del lavoro in agricoltura” organizzato dal CNEL e promosso dalla Regione Lazio, tenutosi il 2 febbraio nella sala Parlamentino con diretta streaming sul sito e sul canale Youtube dell’organo.

Alla tavola rotonda hanno partecipato il Presidente Zingaretti, i sindacati di categoria, il Presidente Cnel Tiziano Treu, i Ministri Andrea Orlando e Stefano Patuanelli, il Presidente dell’INPS Pasquale Tridico, oltre agli altri rappresentati delle Istituzioni (Tatiana Esposito direttrice DG Immigrazione presso il MLPS, il Direttore Capo dell’Ispettorato Nazionale del lavoro Bruno Giordano, Lucia Valente, Professore di Diritto del Lavoro  Università di Roma “La Sapienza” Romina Mura, Presidente Commissione Lavoro della Camera dei Deputati). 

In apertura, il Presidente Cnel Tiziano Treu, ha sottolineato che “oggi non c’è solo il caporalato delle campagne ma c’è anche un nuovo caporalato digitale che sono le famose piattaforme. Una delle condizioni chieste dall’Europa per il Pnrr è la qualità del lavoro. Il nostro impegno come Cnel deve continuare nelle campagne come nelle città”.

Sull’importanza di impiegare nel modo corretto le molte risorse del PNRR, si è soffermato anche il Presidente della Regione Lazio Zingaretti, secondo il quale “è necessario combattere per la legalità nel lavoro e aiutare le imprese agricole oneste”. Sul tema del caporalato l’azione della Regione Lazio è volta a favorire il “meccanismo della premialità per quelle aziende che promuovono il rapporto di lavoro regolare, definendo una distinzione tar chi segue le regole e chi no”.

“Rendere inutile il caporale è la migliore strategia che si può mettere in atto”, ha detto Orlando, precisando come sia fondamentale la questione della logistica per i lavoratori impegnati in questo comparto e quanto sia importante aiutare le aziende nella per le ricerca di lavoratori.  Il ministro ha inoltre ricordato come nella nuova Politica Agricola Comunitaria (PAC) sia stata “introdotta una nuova clausola di condizionalità sociale, che ci permetterà di assegnare un peso significativo al lavoro virtuoso e di tutelare quelle imprese che non si basano sul lavoro sfruttato”. Orlando ha poi affrontato il tema della gig economy, che irrompe anche nel lavoro in agricoltura, creando i caporali digitali ovvero un sistema di alloggi e trasporti intermediati da algoritmi che nascondono fenomeni del tutto simili al caporalato tradizionale.

Nell’ambito del convegno, Frascarelli, Presidente di ISMEA (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare), ha illustrato i risultati della ricerca avente come obiettivo individuare gli indici di congruità, cioè i criteri oggettivi che definiscono il fabbisogno di manodopera delle aziende in base al rapporto tra la quantità e qualità dei beni/servizi offerti dai datori di lavoro e la quantità di ore lavorate.

Dalla ricerca emerge che acquistare a costi inferiori rispetto a quelli di produzione o optare per prodotti provenienti da paesi esteri che non rispettano determinate regole anche a livello di qualità del lavoro, sono le condizioni che alimentano il caporalato. L’Istituto pone pertanto l’accento sull’importanza di misurare il valore del caporalato non sono in fase di produzione ma anche sugli scaffali dei supermercati dove il ruolo attivo del consumatore assume un ruolo preponderante. Un prodotto sottocosto sul mercato, genera infatti le scorciatoie illegali a cui le aziende si rivolgono e il costo del lavoro è il primo fattore a essere intaccato.

Sullo stesso versante del problema si è schierato anche Patuanelli, che ha affidato al Crea la mappatura dei fabbisogni di manodopera agricola “per arrivare ad una corretta valutazione della congruità del suo utilizzo in azienda”.

Altresì necessaria è l’attività dei controlli. Nel 2021 infatti, l’Inps ha scoperto 70 mila rapporti di lavoro fittizi soprattutto in agricoltura, persone che, come puntualmente sottolineato dal presidente Inps, Pasquale Tridico, “i campi non li hanno nemmeno visti”.  

Secondo il presidente infatti, “il lavoro nero e quello fittizio sono due facce della stessa medaglia”, ed aggiunge che pagare “due euro all’ora extracomunitari e garantire a donne e uomini italiani prestazioni previdenziali, disoccupazione agricola, malattia e pensione, non è solo una questione moralmente inaccettabile, è disumano”.

Per le parti sociali è lo sfruttamento il vero male da eradicare a prescindere dal caporalato. È importate quindi diffondere una cultura del prodotto di qualità, ma anche etico da un punto di vista della qualità del lavoro agricolo, applicando contratti a tutela del lavoratore e bocciando soluzioni come i voucher.

Qualità del lavoro in agricoltura: una tavola rotonda sui nuovi Caporali digitali
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